Periodico bimestrale
Anno XIX, numero 88
Sett./Ottobre
ISSN 1128-3874
Big Data

Urbanscope: “Cosa succede in città?” Un progetto del Politecnico di Milano

Politecnico di Milano

È stato presentato al Politecnico di Milano il progetto Urbanscope (www.urbanscope.polimi.it ), il macroscopio urbano per capire cosa succede in una città in tempo reale.

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Compiendo semplici gesti quotidiani, generiamo in continuazione tracce digitali. Alcune le lasciamo volontariamente utilizzando i social network altre involontariamente facendo una telefonata…
Urbanscope è una piattaforma che utilizza tecnologie d’avanguardia per interpretare in diretta tali tracce.
Analizzando i dati che provengono dai nostri smartphone e tablet (dai dati open, ai social media, ai dati telefonici…) Urbanscope ci dà indizi sulle trasformazioni in atto in un determinato luogo in modo più tempestivo rispetto ai tradizionali dati amministrativi.
La città di Milano è stata scelta come primo di caso di applicazione di Urbanscope.
“Urbanscope vuole essere uno strumento utile a tutti gli attori dell’ecosistema milanese, dalle istituzioni al mondo dei media e alla società civile, per capire e guidare i cambiamenti in atto nella nostra città. - afferma il Rettore Giovanni Azzone. – Pensiamo che sia importante mettere le nostre competenze a servizio della comunità e contribuire così a rendere Milano sempre più attrattiva e competitiva”.
“Viviamo nell’era dei Big Data. – Afferma Piercesare Secchi, Direttore del Dipartimento di Matematica. Ma i dati, grandi o piccoli che siano, non parlano mai da soli. Per cogliere i loro segnali deboli, l’informazione indiretta di cui essi sono portatori e relativa a realtà complesse come la città del XXI secolo, dobbiamo inventare e costruire nuovi macro-scopi. Le loro lenti saranno costituite da strumenti innovativi per la visualizzazione e la comunicazione dell’informazione, da metodi matematici di frontiera per l’analisi statistica della variabilità di dati complessi, da nuovi modelli concettuali per l’esplorazione dei processi decisionali che riguardano e producono la città e l’urbano”.
“Urbanscope raccoglie la sfida di affrontare la complessità delle nostre città attraverso il monitoraggio, l’integrazione e l’analisi di dati provenienti da multiple sorgenti – aggiunge Marco Brambilla, Docente di Ingegneria del Software al Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria. Ciò è reso possibile oggi grazie a tecniche di integrazione e analisi di grandi quantità di dati (big data), che provengono da flussi continui (stream) di informazione. Il cuore di Urbanscope è un motore che monitora e integra dati eterogenei effettuando estrazioni ed aggiornamenti continui di tali dati, interrogando in modo massiccio attraverso algoritmi efficienti una serie di servizi web. Tali dati sono poi resi disponibili su database moderni NO-SQL per l’analisi e l’estrazione di informazioni aggregate”.
Continua Paolo Ciuccarelli, Docente di Design della Comunicazione al Dipartimento di Design - “L’integrazione di grandi insiemi di dati eterogenei e l’estensione delle possibilità di accesso e fruizione ad utenti non necessariamente esperti – due obiettivi chiave di Urbanscope - richiedono la progettazione di interfacce in grado allo stesso tempo di preservare la complessità del fenomeno osservato, trasferire rapidamente informazioni significative, motivare e guidare l’utente nella’esplorazione del dato”.
“Il progetto Urbanscope rappresenta una sperimentazione - conclude Michela Arnaboldi, Docente di Accounting Finance and Control al Dipartimento di Ingegneria Gestionale - per raccogliere una sfida comune a molti decisori: come analizzare e rendere fruibili dati di natura diversa (digitali e tradizionali) per affrontare un contesto sempre più veloce e complesso. Siamo circondati da dati, ma abbiamo bisogno di processi che sistematizzino, e di strumenti che li visualizzino in modo nuovo, rendendoli disponibili in tempo utile ad agire”.

Il caso Milano
Numerose sono le domande che Urbanscope può far nascere in chi si interessa delle città e delle dinamiche che le caratterizzano. A titolo esemplificativo, per la città di Milano, sono state scelte le seguenti chiavi di lettura:
• City and the world
• Cities into cities
• City magnets
• Top venues

Vediamole nel dettaglio:
City and the world: Quali parti del mondo parlano con Milano e a quali parla Milano?
La maggior parte delle chiamate telefoniche da cellulare risultano da e verso i Paesi dell’Unione Europea (in prevalenza Svizzera, Francia e Gran Bretagna, a seguire, con quasi la metà delle chiamate, Germania, Spagna e Romania). Le più grandi comunità di stranieri residenti a Milano (Filippine, Egitto, Cina, Perù, Sri Lanka) sono rappresentate, ma con quote diverse da quelle di residenza.
Interessante evidenziare che le chiamate verso l’Est, Russia e Cina in particolare, sono più numerose rispetto all’Ovest (Nord America).
Cities into cities: Una città fatta di tante città
Esplorando le migliaia di Tweet che vengono scambiati a Milano e la lingua in cui sono scritti, sono emerse le tre città digitali attive nella città di Milano: una Milano che parla in italiano con se stessa e l’Italia; una Milano internazionale che parla in inglese con il resto del mondo; una Milano multi-etnica, proiettata verso le nuove comunità cittadine e quelle di origine.
Analizzando anche da quali aree (NIL – Nuclei di Identità Locali) provengono i tweet, emerge che nelle zone di Quinto Romano, Baggio, Maciachini-Maggiolina e prevalgono particolarmente i tweet in italiano, nelle zone di Forse Armate, Ronchetto sul Naviglio e Stadera prevalgono quelli in inglese e, infine, nelle zone di Ortomercato, Bande Nere e Parco Nord i tweet sono più multietnici.
City magnets: Quali sono gli attrattori della città?
Sulla base dei check-in Foursquare e Swarm, si possono individuare i luoghi verso cui la città si muove, di giorno e di notte.
In particolare con Urbanscope si è analizzato quali fossero i maggiori attrattori della città prima e dopo Expo, rilevando come, anche dopo l’apertura dell’Esposizione universale, i classici attrattori milanesi (Duomo, Brera, Navigli, corso Buenos Aires) non abbiano perso terreno e come quindi Milano non si sia svuotata.
Top venues: Quali sono i luoghi più “cool” di Milano?
Analizzando ancora i check-in per tipologia e incrociandoli con l’agenda della città, si evidenzia quali sono le tendenze specifiche di un determinato evento. Ad esempio, è stato rilevato come durante il Salone del Mobile, l’hotel più gettonato fosse l’Ostello Bello, mentre durante Expo hanno prevalso a maggio la Residenza Cenisio e a giugno The Westin Palace Milan.
Per quanto riguarda i luoghi della movida, è curioso, ad esempio, che durante il Salone il Bar Basso entri tra i primi 20 venues, qualificandosi così come “il bar dei designer”.
Ma le mode cambiano e Urbanscope se ne accorge permettendo di monitorare l’andamento delle registrazioni in un dato luogo. Interessante potrebbe essere capire in quali padiglioni Expo gli utenti “si fanno vedere” preferibilmente e come cambiano queste preferenze.

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