Periodico bimestrale
Anno XIX, numero 89
nov./dicembre
ISSN 1128-3874

Gli sprechi in progettazione non ce li possiamo più permettere

N. 56 – maggio 2013

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Lo sappiamo tutti: nel mondo globale per sopravvivere dobbiamo innovare! È un compito che spetta a tutti, come individui e come  aziende. Il mondo è così, da sempre. Oggi, è solo più veloce. Ma nel nostro mondo post-moderno, cosa vuol dire innovare? Al di là della filosofia e dei geni di turno, per la maggioranza degli attori industriali l’innovazione è un processo, una sequenza di attività da svolgere in modo sistematico per raggiungere un obiettivo replicabile (un progetto, un prodotto che funzioni e che si venda). L’innovazione si attua fisicamente lungo fasi di sviluppo, studio e progettazione, partendo da una o più idee e arrivando a una o più soluzioni. Nel mezzo, si valutano alternative, si eseguono simulazioni, si realizzano prototipi, si elaborano modelli, disegni e documenti. Tutto ciò non è esente da errori che, una volta accaduti, necessitano interventi correttivi, talvolta anche drastici. Peraltro, spesso gli eventuali difetti o le possibili mancanze di un progetto compaiono a distanza di tempo, rendendo così difficile l’individuazione e la risoluzione delle cause prime.
Tutto questo descrive l’essenza della progettazione, intrinsecamente governata dall’incertezza, in cui ogni decisione comporta potenziali rischi che potranno manifestarsi in fenomeni successivi. Questa è la realtà del fare innovazione, occorre esserne consapevoli. Questa consapevolezza non può però oggi essere ridotta alla mera rassegnazione: il mondo non lo permette più. Là fuori, nel grande villaggio globale, c’è sempre qualcuno pronto a fare meglio e prima di noi. Il moderno processo di innovazione deve essere efficace (fare buoni progetti, affidabili e sicuri) ed efficiente (fare le cose bene fin dall’inizio, riducendo sfridi ed errori). In termini gestionali, occorre rimuovere gli sprechi. Dire a un progettista che sta commettendo degli sprechi rasenta il limite dell’insulto. Eppure è così, la progettazione fa degli sprechi. Ci sono sprechi risultanti dal processo: un prodotto che non si vende, o che deve essere ritirato dal mercato è un enorme spreco, che dipende da come il progetto è stato realizzato (si è sbagliato ad analizzare il mercato, si sono fatte scelte progettuali errate, ecc.). Ci sono anche mille sprechi insiti nel processo, intoppi che si registrano lungo il flusso delle attività, che le bloccano, le rallentano, le deviano, che costringono a rifare cose già fatte, che non aggiungono sostanza al progetto. Sono sprechi subdoli, dovuti a una cattiva pianificazione dell’attività, a una farraginosa organizzazione, a una torbida allocazione delle responsabilità, a una conflittuale gestione delle risorse. Sono sprechi che si contano in tempo perso, in risorse mal utilizzate, ma anche in occasioni mancate.
Gli sprechi sono sempre esistiti. Semplicemente però oggi non ce li possiamo permettere. Non possiamo permetterci le inefficienze, in produzione, in logistica, in amministrazione, ecc. La caccia agli sprechi deve essere totale, se vogliamo rimanere competitivi. Tanti sprechi sono sotto gli occhi di tutti: i reparti stracolmi di semilavorati fermi, i magazzini pieni di prodotti vecchi, ecc. Le tecniche lean ci insegnano a eliminare questi sprechi visibili. Ora è anche il tempo di concentrarci su quelli che appesantiscono la progettazione. Non sono semplici da trovare: uno spreco in progettazione è spesso nascosto nelle pieghe della quotidianità dei tecnici. Gli sprechi devono essere trovati ed eliminati analizzando le prassi e confrontandole con le esigenze del mercato. Peraltro le soluzioni a questi sprechi esistono. Sono i metodi organizzativi, le tecniche modellistiche, gli strumenti di simulazione e di collaborazione digitale. Sono tutte cose pronte all’uso, capaci di rimuovere le inefficienze. Occorre soltanto iniziare, rendendosi consapevoli del mondo nuovo in cui ci troviamo, che non ci dà più spazio per sprecare.

Sergio Terzi
Politecnico di Milano
Dipartimento di Ingegneria Gestionale
Department of Management, Economics and Industrial Engineering

— Sergio Terzi

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