Periodico bimestrale
Anno XXI, numero 96
Gen./Feb. 2020
ISSN 1128-3874

...Calcolo e analisi?

N. 61 – marzo/aprile 2014

«Se poi si associa alla simulazione anche un programma di ottimizzazione che, in un certo senso, pensa per noi, la necessità si spremerci tanto le meningi come facevano i nostri padri sembra proprio non esserci più».

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“A&C” ovvero Analisi e Calcolo. Oggigiorno sarebbe più giusto dire “C&A” ovvero Calcolo e Analisi. Una volta, neanche tanto tempo fa, il calcolo numerico era l’ultima fase del lavoro dell’ingegnere alla quale si giungeva dopo tanta analisi teorica (e un po’ speculativa, diciamolo onestamente) dei problemi. Fare i calcoli era oneroso e difficile e si cercava di semplificare i problemi con tutte le forze che si avevano in corpo. Ci si chiedeva se il moto poteva essere rappresentato con un modello a potenziale, se poteva essere linearizzato, se c’erano simmetrie, se si poteva ridurre il problema ad un problema piano in due dimensioni e così via. Poi, quando tutte le risorse mentali erano esaurite, si lanciava il calcolo e, dopo aver ottenuti gli agognatissimi risultati, ripartiva la fase meditativa del post-processing altrettanto oneroso non meno del calcolo stesso.

Era un modo di lavorare che ai meno giovani appare ancora oggi con un carattere di nobiltà superiore perché si pensava tanto (e si agiva poco).

Poi tutto è sembrato diventare facile: fare le griglie, lanciare i calcoli e processare i risultati. Ed oggi si lavora in modo diverso e, spesso, si lancia un calcolo per prima cosa e, poi, si ragiona direttamente sui risultati del calcolo. Quindi prima si calcola e poi si analizza. Con il tempo ho capito che pensare tanto, effettivamente, non è detto che sia più valido e, a volte, è meglio partire subito con la simulazione senza pensarci troppo anche per avere più elementi di riflessione prima di lanciare calcoli più completi.

Se poi si associa alla simulazione anche un programma di ottimizzazione che, in un certo senso, pensa per noi, la necessità si spremerci tanto le meningi come facevano i nostri padri sembra proprio non esserci più.

Perché dico questo? Perché leggendo gli articoli di questo numero della rivista sono tornato un po’ indietro nei miei convincimenti più recenti e mi sono chiesto se problemi veramente complessi come simulare un cuore artificiale oppure un processo produttivo per l’industria agro-alimentare non richiedano un approccio vecchio stile perché, per una simulazione corretta, non bastano certo i criteri ormai consolidati dell’y+ o della ortogonalità delle celle. Bisogna conoscere prima la fisica dei fenomeni che si vogliono riprodurre e come la si può semplificare per evitare simulazioni di durata biblica quindi inutilizzabili all’atto pratico. Bisogna, cioè, prima analizzare e poi calcolare. Quindi, A&C avrà ancora vita lunga senza dover cambiare nome.

In questo numero si parla anche del prof. David Gosman che si può considerare uno dei padri fondatori della CFD come disciplina. La simulazione numerica è ormai abbastanza “vecchia” da avere già le sue icone e la sua storia ed è questa una novità di A&C, cioè quella di curare l’aspetto storico della simulazione numerica. Probabilmente è ancora presto per avere i “calcoli d’epoca” come ci sono le automobili, le motociclette e tanti altri oggetti, ma un pensiero agli aspetti storici non guasta. Uno sforzo sicuramente apprezzabile da parte della rivista che merita un plauso per questo.

 

— Marco Giachi

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