Periodico bimestrale
Anno XXI, numero 97
Mar/Apr 2020
ISSN 1128-3874

Ricambio generazionale

N. 65 – novembre/dicembre 2014

Grazie alle poderose capacità grafiche e visive disponibili oggigiorno è molto più facile e immediato trasmettere i concetti che prima richiedevano spiegazioni complesse e difficilmente comprensibili ai non specialisti.

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La simulazione numerica è ormai la spina dorsale di ogni lavoro di ingegneria (e non solo). Qualsiasi idea, ipotesi, supposizione, ecc… deve essere prima “battezzata” con una simulazione e, poi, con considerazioni più ingegneristiche ed analitiche, ma non sempre. L’importante è che il calcolatore non dica il contrario. È ovvio che questo stia portando cambiamenti, anche sostanziali, nel modo di comunicare con i colleghi, nel modo di condurre le riunioni tecniche e nei processi decisionali delle aziende. In generale questa trasformazione viene vissuta bene dalla generazione dei trentenni, che hanno cominciato il loro percorso nel mondo del lavoro quando questo nuovo modo di lavorare era già affermato, viene tollerata dai quarantenni che fanno… “buon viso a cattiva sorte” e viene mal digerita dalle vecchie glorie, i cinquantenni (ed oltre) che una volta erano considerate le persone di esperienza essenziali per l’azienda. Oggi queste figure sono considerate quasi una zavorra perché, con qualche settimana di simulazioni ben fatte, un qualsiasi neo-assunto matura in poco tempo l’esperienza che prima richiedeva anni per essere accumulata.

Ma la simulazione ha aperto anche fronti nuovi e imprevedibili solo pochi anni fa. Grazie alle poderose capacità grafiche e visive disponibili oggigiorno è molto più facile ed immediato trasmettere i concetti che prima richiedevano spiegazioni complesse e difficilmente comprensibili ai non specialisti. Una conseguenza è che specialisti di aree diverse possono interagire in modo molto più proficuo e costruttivo e si perde un po’ il concetto di specialista ed esperto di una disciplina. In questo numero si parla di un esperimento fatto dal Dipartimento di Disegno Industriale delle Facoltà di Architettura di Firenze mettendo insieme ingegneri esperti di aerodinamica ed architetti esperti di design, entrambi seduti a circolo intorno ad un computer dove scorrevano i risultati di calcoli CFD fatti su forme tipiche di autovetture. Senza numeri e senza formule ma con tanti colori  e immagini di linee di corrente che si avvolgono intorno alla vettura.

A breve il cerchio si chiuderà con la stampa tridimensionale (che, per la verità, sarebbe anche già disponibile, ma aspettiamo qualche anno per lasciare consolidare la tecnologia) ed allora sui tavoli da riunione non scorreranno più le immagini “spiaccicate” sui fogli, e le soluzioni tridimensionali rimarranno tali esattamente come il computer le ha calcolate.

A quel punto saranno i trentenni di oggi ad essere in difficoltà a loro volta e il ciclo si ripete.

— Marco Giachi

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