Periodico bimestrale
Anno XXI, numero 96
Gen./Feb. 2020
ISSN 1128-3874

Esports, ovvero la nuova frontiera della parola “simulazione”

N. 96 – Gen./Feb. 2020

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Marco Giachi
Marco Giachi

David Tonizza del Ferrari Driver Academy ha vinto il Campionato Conduttori di Formula 1 e la Red Bull Racing quello Costruttori nel quale la Mercedes è arrivata ottava davanti solo alla Scuderia Toro Rosso e alla Haas F1.

Fantascienza? Nossignori, sono le classifiche del New Balance Esports Pro Series, il Campionato (ufficiale promosso dalla stessa Federazione dell’Automobile) che si gioca con le play-station, basato sul videogioco Codemasters e strutturato sulla falsariga di quello reale, ammesso che questa parola abbia un senso, con le stesse dieci squadre come quelle vere e tre piloti per squadra.

I “Gran Premi” si svolgono prevalentemente al London’s Gfinity Esports Arena che è una struttura creata apposta per le manifestazioni di esports con le postazioni per i giocatori ed il pubblico che può seguire la gara su uno schermo gigante.

Ma il pubblico vero è quello su Facebook, YouTube e Twitch e anche sulle reti convenzionali tra le quali Sky, Ziggo per l’Olanda, MTV per la Finlandia e Fox Australia con la Cina in arrivo con Huya.

Numeri da capogiro con 191 milioni di audience e 1.5 “billions of dollars” di “revenue” per tutto il giro degli esports che comprendono non solo auto, ma anche calcio e competizioni di videogiochi a carattere non necessariamente sportivo.

Fino a qui la descrizione dei fatti, d’ora in poi il dibattito come nei vecchi cineforum.

Il concetto della simulazione pensata solo come uno strumento per scopi tecnici (i calcoli FEM o CFD) o per la previsione delle prestazioni di oggetti più o meno sofisticati (i simulatori di volo o nelle squadre di Formula 1) sta diventando vecchio come i dinosauri.

Ormai la simulazione sembra essere diventata il filo conduttore della nostra stessa esistenza ed è uscita definitivamente dalle stanze dei tecnici.

Viene da chiedersi se può arrivare ad avere una valenza sociale e la risposta, a mio avviso, è si. Gli oggetti simulati costano molto meno di quelli reali e sono alla portata di molte più persone. Un viaggio alle Maldive al simulatore lo potranno fare tutti anche in futuro. Quello vero non è detto.

— Marco Giachi

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