Periodico bimestrale
Anno XX, numero 90
gennaio/febbraio
ISSN 1128-3874

Su cosa impatta la quarta rivoluzione industriale?

N. 91 – marzo-aprile

Il termine di “Industria 4.0” identifica il paradigma industriale emergente, basato sull’utilizzo pervasivo di tecnologie digitali, connesse e interoperabili.

Stampa
Sergio Terzi
Sergio Terzi

“Industria 4.0” è un termine olistico, che descrive più concetti in un solo colpo. Con una parafrasi un po’ altisonante, si è soliti dire che la moderna industria, grazie alle recenti evoluzioni informatiche, è oggigiorno di fronte ad una sorta di nuova rivoluzione industriale, la quarta, digitale e iper-connessa. Come le tre precedenti – quella meccanica, automatica ed elettronica – anche questa promette rilevanti recuperi di produttività, e – sempre come le precedenti – comporterà nei prossimi anni modifiche sostanziali all’assetto macroeconomico, contribuendo alla ridefinizione dello scenario competitivo industriale, tra nuovi vincitori e vinti dell’economia globale.
Allo stesso tempo, Industria 4.0 rappresenta aspetti diversi dalle precedenti rivoluzioni. In primis, da un punto di vista tecnologico, Industria 4.0 non è una rivoluzione abilitata dalle funzionalità di un’unica tecnologia, ma al contrario è resa possibile grazie all’utilizzo complementare di una serie di tecnologie (definite genericamente “digitali”) che hanno raggiunto un livello di maturità tale da garantire non solo un nuovo modo di fare industria, ma anche di fare impresa. In secondo, il rapido arco temporale in cui la trasformazione sta avvenendo; se infatti le rivoluzioni precedenti hanno avuto uno sviluppo pari a quello di una vita media di una persona, Industria 4.0 è molto più veloce, più immediata, quasi istantanea, e per tanto anche più rischiosa (se non colta, o colta male).
Se al momento l’Industria 4.0 è ancora una visione un po’ futuristica, la strada pare comunque tracciata e le intuizioni tecnologiche stanno man mano diventando realtà, un prototipo ed un progetto alla volta. Gli impatti di questa evoluzione devono ancora manifestarsi nella loro interezza, ma è già possibile identificare le macro-categorie di attività e problematiche che l’evoluzione tecnologica sta iniziando a modificare, con le relative dimensioni di costo / limite e beneficio / risultato. Di queste categorie, quattro sono a mia parere degne di nota: i prodotti, i processi e i sistemi manifatturieri, i modelli di business e le competenze lavorative.
Il primo ambito che l’evoluzione del 4.0 sta impattando è certamente quello della realizzazione di beni e prodotti allineati alla rivoluzione in atto. L’industria 4.0 è innanzitutto questione di “Prodotti 4.0”, beni connessi – attraverso diverse soluzioni tecniche – alla rete. Sono “beni 4.0” i macchinari connessi alla rete, monitorabili a distanza, i sistemi di logistica e movimentazione tracciabili nel loro avanzamento, gli utensili attrezzati in modo automatico al cambio setup, i motori controllabili nel loro stato di funzionamento con un tablet, gli equipaggiamenti di sicurezza che verificano le condizioni di salute di un operatore e che allertano i macchinari della presenza dell’uomo, le istruzioni di manutenzione e assistenza tecnica di un’apparecchiatura industriale comunicate al momento del bisogno sul terminale dell’operatore, gli smart-watch che avvisano i responsabili di un’interruzione macchina, ecc.
Il secondo grande ambito di impatto è quello dei processi e dei sistemi industriali, produttivi e logistici che siano. Diverse tecnologie digitali stanno modificando un passo alla volta le fabbriche e le reti distributive come le conosciamo, dalla stampa 3D, alla robotica collaborativa, dalla simulazione alla data analytics. Nell’introduzione di tecnologie 4.0 in reparto, i costi da considerare hanno certamente a che fare con l’ammodernamento hardware dei sistemi, con una rilevante componente di costi di software e di gestione, ma occorre allo stesso tempo essere consci di come le tecnologie digitali modificano il profilo temporale degli investimenti. Se da un lato il progresso tecnologico dell’informatica tende a ridurre e contenere i costi di installazione (macchine, reti, sistemi, ecc.), dall’altro tendono a modificarsi – anche aumentando – i profili dei costi di esercizio (per mantenimento licenze, ammodernamento sistemi, addestramento operatori, ecc.).
L’uso combinato di più tecnologie 4.0, unito ad una buona dose di orientamento al mercato, porterà giocoforza con sé alla creazione di nuovi modelli imprenditoriali. L’ultimo decennio ce lo ha già mostrato, portando alla ribalta attori economici nuovi, che fondano il proprio vantaggio competitivo sulle tecnologie digitali. Interi comparti dei servizi sono già stati ampiamente modificati dalla rivoluzione digitale e nel contesto manifatturiero sta accadendo qualcosa di analogo, con una drastica spinta verso modelli di business orientati alla servitizzazione e alla forte personalizzazione.
Infine, occorre mettere in chiaro come le nuove tecnologie digitali applicate al manifatturiero richiedano livelli formativi e culturali superiori, sull’adozione delle tecnologie in primis, ma anche sul conseguente utilizzo. Le imprese hanno bisogno di persone che sappiano chiamare le cose con il nome giusto, oltre che di professionalità che sappiano governare l’evoluzione in atto, sapendo discernere rapidamente le opportunità dalle false promesse. In questo, la formazione industriale dell’era digitale deve basarsi su un forte approccio esperienziale, che permetta di “toccare con mano” le potenzialità delle tecnologie disponibili, e un altrettanto pragmatico orientamento processuale, che miri ad un vero efficientamento. Le tecnologie digitali dell’industria 4.0 danno oggi nuovi spunti e mezzi per ridurre inefficienze e sprechi organizzativi e procedurali; esse non forniscono scorciatoie all’incapacità gestionale e operativa, ma offrono potenti strumenti migliorativi. Qualsiasi progetto di digitalizzazione del manufacturing deve prima passare da una seria revisione dei processi e delle pratiche in essere, per non incappare nel potenziale peccato della “digitalizzazione degli sprechi”.

 

Prof. Ass. Sergio Terzi, PhD
Dipartimento di Ingegneria Gestionale
Politecnico di Milano


 

— Sergio Terzi

« Notizie