Periodico bimestrale
Anno XVIII, numero 82
sett./ottobre
ISSN 1128-3874

Cosa serve davvero all’Industria 4.0?

N. 82 – sett./ottobre

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Sergio Terzi
Sergio Terzi

Le nuove tecnologie digitali applicate al manifatturiero richiedono livelli formativi e culturali superiori, sull’adozione delle tecnologie in primis, ma anche sul conseguente utilizzo. Le imprese hanno bisogno di persone che sappiano chiamare le cose con il nome giusto, oltre che di professionalità che sappiano governare l’evoluzione in atto, sapendo discernere rapidamente le opportunità dalle false promesse. Come attori del mondo della formazione siamo convinti che il rigore metodologico che si applica nello sviluppo delle tecnologie deve andare di pari passo con la capacità di mettere a terra l’innovazione, per offrire valore concreto al mercato. Le imprese hanno di certo bisogno di tecnici forti delle proprie competenze (che devono essere sempre più multidisciplinari), ma anche di manager che abbiano la capacità di visione e di conduzione dell’azienda allineata al contesto di oggi.
Oltre a ricevere la dovuta spinta politico-programmatica (come è stato ad esempio in Italia il Piano Nazionale industria 4.0 del 2017), la formazione industriale dell’era 4.0 deve essa stessa evolvere, anche se non per forza passando attraverso rivoluzioni copernicane. Tra le molteplici linee di evoluzione, tre paiono particolarmente degne di commento: (i) il costante aggiornamento tecnologico, (ii) l’approccio esperienziale e multidisciplinare, (iii) la scala internazionale. Il primo si spiega in termini pressoché tautologici: non si può formare discenti su fenomeni in sviluppo se non si è costantemente aggiornati sull’evoluzione in atto. La realtà empirica della formazione ci insegna che tale aggiornamento non arriva gratis, ma deve essere il risultato di una semina e di una raccolta continua, che necessita di un’adeguata massa critica di formatori e ricercatori.
La seconda linea riguarda la possibilità di “toccare con mano” ed “usare” gli strumenti dell’evoluzione in atto, anche mettendo insieme più discipline. La tecnologia – non solo digitale – non può studiarsi solo sui libri e sui lucidi, ma deve passare dai laboratori e dai centri di trasferimento, per essere fisicamente mostrata e condivisa.
Tutto questo deve avvenire ricordando costantemente la scala della competizione in cui siamo oggigiorno inseriti, che è quella globale. I miei mercati, i miei clienti, ma anche i miei fornitori ed ovviamente i miei concorrenti sono distribuiti in tutto il globo. La trasformazione digitale in atto sta avvenendo in tutto il mondo e non si può sempre presumere di essere i primi a sperimentarla. La formazione e l’aggiornamento devono aiutarmi a mantenere (o a crearmi) tale prospettiva.
Questa visione tecnologica deve sapersi sposare con una visione processuale moderna. Le imprese sono intrinsecamente basate su attività e processi intrecciati, che passano da persone con competenze multidisciplinari. Questa complessità non deve però essere scusa per garantire la ridondanza e lo spreco. Le tecniche di miglioramento continuo – oggigiorno note ai più come tecniche lean – hanno già avuto modo di mostrarci la propria efficienza organizzativa e operativa. Le moderne tecnologie digitali non mettono in discussione la visione efficientistica evolutasi nell’ultimo mezzo secolo, ma anzi, ne sono ulteriore supporto. Le tecnologie dell’era 4.0 danno oggi nuovi spunti e mezzi per ridurre inefficienze e sprechi organizzativi/procedurali. Non forniscono scorciatoie all’incapacità gestionale e operativa, ma offrono potenti strumenti migliorativi. Qualsiasi progetto di Industria 4.0 dovrebbe prima passare da una seria revisione dei processi e delle pratiche in essere, per non incappare nel potenziale peccato della “digitalizzazione degli sprechi”. Proprio per questo, le competenze dell’Industria 4.0 devono essere a priori “sistemiche”: la sola tecnologia non può rendere le imprese pronte alla rivoluzione 4.0!


Prof. Ass. Sergio Terzi, PhD

Dipartimento di Ingegneria Gestionale
Department of Management, Economics and Industrial Engineering
Politecnico di Milano

— Sergio Terzi

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