Periodico bimestrale
Anno XX, numero 91
marzo-aprile
ISSN 1128-3874

Industria 4.0: una rivoluzione prima di tutto “culturale”

N. 80 – maggio/giugno 2017

Stampa
Sergio Terzi
Sergio Terzi

La nuova rivoluzione industriale –  trainata dalla drastica evoluzione delle tecnologie digitali – è ormai alle porte (e alla portata di tasche) delle nostre imprese nazionali, dalle grandi alle piccole e medie. In particolare, l’evoluzione del paradigma di Internet sta comportando un mutamento radicale delle aspettative del mercato, abilitando nuove forme di business e ponendo nuove sfide alle imprese. Lo scenario è intrinsecamente complesso e, anche se la tecnologia informatica ci è divenuta famigliare, nessuno può dire di avere a che fare con cose semplici e scontate.
Peraltro non si può non constatare come – generalmente parlando – la rapida evoluzione della tecnologia abbia colto molte imprese impreparate. Secondo i dati del nostro Osservatorio Industria 4.0 (Giugno 2016), su un campione di 305 imprese industriali (Figura 1), oltre 1 realtà su 3 (38%) ha dichiarato di non sapere nulla dell’evoluzione digitale in atto nel manifatturiero, 1 azienda su 2 (47%) ha iniziato a documentarsi, mentre meno di 1 impresa su 5 (18%) ha progetti concreti di digitalizzazione in ambito industriale.

 


Lasciando alle spalle gli anni della crisi nera del manifatturiero, e considerando che la disponibilità di tecnologia digitale è distribuita ormai a livello globale, i motivi di tale mancanza non possono che stare nella vera risorsa critica delle aziende, il capitale umano, che presenta un chiaro Digital Divide, generazionale, culturale e formativo. Le nuove tecnologie digitali applicate al manifatturiero richiedono livelli formativi e culturali superiori, sull’adozione delle tecnologie in primis, ma anche sul conseguente utilizzo. Il Paese ha bisogno di persone che sappiano chiamare le cose con il nome giusto, oltre che di professionalità che sappiano governare l’evoluzione in atto, sapendo discernere rapidamente le opportunità dalle false promesse.
Come attori del mondo della formazione siamo convinti che il rigore metodologico che si applica nello sviluppo delle tecnologie deve andare di pari passo con la capacità di mettere a terra l’innovazione, per offrire valore concreto al mercato. Abbiamo bisogno di tecnici forti delle proprie competenze (che devono essere sempre più multidisciplinari), ma anche di manager che abbiano la capacità di visione e di conduzione dell’azienda allineata al contesto di oggi.
Oltre a ricevere la dovuta spinta politico-programmatica, la formazione industriale dell’era 4.0 deve essa stessa evolvere, anche se non per forza passando attraverso rivoluzioni copernicane. Tra le molteplici linee di evoluzione, tre mi paiono particolarmente degne di commento: (i) il costante aggiornamento tecnologico, (ii) l’approccio esperienziale e multidisciplinare, (iii) la scala internazionale.
Il primo si spiega in termini pressoché tautologici: non si può formare discenti su fenomeni in sviluppo se non si è costantemente aggiornati sull’evoluzione in atto. La realtà empirica della formazione ci insegna che tale aggiornamento non arriva gratis, ma deve essere il risultato di una semina e di una raccolta continua, che necessita di un’adeguata massa critica di formatori e ricercatori.
La seconda linea riguarda la possibilità di “toccare con mano” ed “usare” gli strumenti dell’evoluzione in atto, anche mettendo insieme più discipline. La tecnologia – non solo digitale – non può studiarsi solo sui libri e sui lucidi, ma deve passare dai laboratori e dai centri di trasferimento, per essere fisicamente mostrata e condivisa.
Tutto questo deve avvenire ricordando costantemente la scala della competizione in cui siamo oggigiorno inseriti, che è quella globale. I miei mercati, i miei clienti, ma anche i miei fornitori ed ovviamente i miei concorrenti sono distribuiti in tutto il globo. La trasformazione digitale in atto sta avvenendo in tutto il mondo e non si può sempre presumere di essere i primi a sperimentarla. La formazione e l’aggiornamento devono aiutarmi a mantenere (o a crearmi) tale prospettiva.
Il Politecnico – nelle sue diverse anime ed espressioni e conscio dalla propria rilevanza istituzionale – è appieno inserito in questo movimento di evoluzione, contribuendo a formare una parte rilevante dei tecnici e degli esperti che il mercato richiede. Anche la School of Management sta facendo – da tempo – la sua parte, per il mercato degli executive e dei manager. Nei nostri MBA, nei master specialistici e nei programmi a catalogo Industria 4.0 è ben presente, con i nostri docenti, testimonials, laboratori e boot camp. Tutto questo per portare il nostro – ulteriore – contributo alla “rivoluzione” culturale ed industriale del nostro Paese.

 

Sergio Terzi
Dipartimento di Ingegneria Gestionale Politecnico di Milano – Manufacturing Group
Professore Associato
Docente di Industrial Technologies,
Condirettore Osservatorio Industria 4.0,
Direttore della Management Academy del MIP, Graduate School of Business del Politecnico di Milano


 

— Sergio Terzi

« Notizie