Periodico bimestrale
Anno XIX, numero 89
nov./dicembre
ISSN 1128-3874

La pre-processazione, fase indispensabile per qualunque modello di calcolo numerico

N. 78 – gennaio/febbraio 2017

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Claudio Gianini
Claudio Gianini

Come dicevo qualche tempo fa su questa stessa pagina, al giorno d’oggi si può simulare quasi tutto e un giorno forse il «quasi» sparirà. Tuttavia già da qualche anno a questa parte ho la sensazione che i software dedicati alla simulazione – e non parlo dei solutori in sè, codici potentissimi che girano su CPU potentissime e che rendono possibile la soluzione di sistemi enormi, ma mi riferisco ai tool grafici di preparazione del modello e di visualizzazione dei risultati – stiano «pericolosamente» puntando sulla facilità di utilizzo piuttosto che su quanto realmente serve a raggiungere lo scopo, ossia ad avere dei risultati quanto più possibile vicini al fenomento che si sta simulando. Mi vengono in mente a tal proposito un paio di esempi.
Il primo riguarda l’utilizzo delle unità di misura all’interno del pre-processore: questo approccio è certamente utile, ma potrebbe anche portare a errori grossolani, soprattutto se il «dialogo» tra i vari moduli del programma in uso presenta qualche bug; e allora forse è meglio tornare alla vecchia maniera e lasciare che sia l’utente a predisporre per il suo modello un set di unità di misura coerente, anche perché, non dimentichiamolo, il solutore vero e proprio non ha unità di misura e di conseguenza la «traduzione» verso un sistema coerente è effettuata dal pre-processore quando scrive il file di input per il solutore.
Il secondo esempio è un po’ meno filosofico e più pratico ed è relativo alla creazione delle mesh di elementi finiti; oggi le possibilità offerte da questi tool grafici sono enormi e tuttavia, in molti di questi software, l’utente ha un po’ perso il controllo di quanto avviene nel suo modello; in certi casi la mesh viene addirittura rigenerata in automatico senza che la geometria sia stata modificata e senza la garanzia che essa venga ricostruita come prima; anzi, capita a volte che, su una parte già discretizzata, non si riesca più a ottenere una mesh! Tutto questo rende impossibile anche il controllo sulla numerazione di nodi ed elementi, requisito ancora imprescindibile per molte Aziende che utilizzano software realizzati al loro interno e mirati all’esecuzione di ben specifiche analisi (ad esempio il calcolo di viti e rivetti o di punti di saldatura), partendo dai risultati prodotti dal modello a elementi finiti.
Forse i quasi trent’anni di esperienza nel mondo degli elementi finiti possono classificarmi come «retrogrado», ma sono pienamente convinto che chi si dedica alla simulazione debba avere non solo una profonda preparazione nella disciplina specifica, ma anche un po’ nella teoria del metodo numerico che andrà a utilizzare e che questa attività non possa essere delegata a chiunque.
Ben vengano dunque tool sempre più potenti e facili da usare (anche se semplicità di utilizzo spesso si traduce in una scarsa flessibilità e nella tendenza a non seguire le necessità dell’utente preparato ed esigente), ma che lascino comunque a chi li usa il pieno controllo sulla modellazione.
 

— Claudio Gianini

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