Periodico bimestrale
Anno XX, numero 94
Sett./Ottobre
ISSN 1128-3874

Tra slogan e programmi il ruolo centrale della simulazione

N. 64 – settembre/ottobre 2014

I documenti programmatici dell’European Factories of the Future Research Association, della Piattaforma Industrie 4.0 teutonica e anche il nazionale cluster Fabbrica Intelligente pongono gli strumenti di analisi e calcolo al centro di un quadro organico di sviluppo.

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Sergio Terzi
Sergio Terzi

Forse ci siamo. Forse, i nostri policy makers (politici nazionali, burocrati europei) hanno capito che il mondo non può vivere senza l’impresa e in particolare quella industriale (il famoso manifatturiero). La constatazione non è del tutto banale. Al di là di ogni colore politico, non si può certo dire che in questi ultimi anni chi fa industria sia stato aiutato. Anzi, spesso è stato demonizzato, perché le fabbriche sono “sporche, brutte e cattive”. E chi ci lavora dentro – al contrario di chi si occupa di lavori più nobili, di servizio – è “grigio, noioso, tetro”, che sia un operario, un progettista, un tecnico, un manager.

Questa discriminazione non è solo italiana – dove per fare impresa occorre prendere numerose compresse di Malox – ma è un fenomeno diffuso nei paesi occidentali, dall’Inghilterra di inizio 2000 “paese dei servizi”, agli Stati Uniti ridotti a meri consumatori globali. Solo la Germania si è in questi anni preservata, e la sua competitività è oggi sotto gli occhi – invidiosi – di tutti.

Forse però il vento è cambiato. Gli Inglesi sono tornati a essere orgogliosi della propria ingegneria, gli americani di Obama hanno lanciato un vasto programma di manufacturing re-shoring, l’Europa ha riportato l’industria nell’agenda dello sviluppo. Anche l’Italia forse ha smesso di sparare contro le imprese industriali, dopo essersi svegliata nel mezzo di una crisi economica, politica e valoriale. Non tutto è ancora a posto. In tanti – anche per bieco opportunismo – si ostinano a pensare che il nostro paese e l’intera Europa possano fare a meno dell’ingegneria industriale, convinti che si possa far produrre tutto dall’altra parte del mondo, in posti dove non vigono le basilari regole di un manufacturing moderno e sostenibile.

Per chi si occupa ogni giorno di studiare nuovi prodotti e processi con metodi e sistemi di calcolo avanzati, la notizia è certamente di quelle buone. Anche perché, almeno nelle intenzioni dei diversi programmi, proprio le tecnologie del virtual prototyping e della sperimentazione a calcolatore sono considerate tra le key technologies su cui giocare la ripresa del manufacturing occidentale. I documenti programmatici dell’European Factories of the Future Research Association (EFFRA, www.effra.eu), della Piattaforma Industrie 4.0 teutonica (www.plattform-i40.de) e anche il nazionale cluster Fabbrica Intelligente (www.fabbricaintelligente.it) pongono gli strumenti di analisi e calcolo al centro di un quadro organico di sviluppo.

Certo, non bastano dei documenti politici per spingere le imprese all’utilizzo della simulazione. Non bastano le belle parole per poi fare i progetti. Non bastano gli slogan per dare spazio ai veri esperti. Ma se è vero che il vento è cambiato – per me sì – forse c’è spazio per prendere l’onda giusta: le competenze non mancano, gli esperti ci sono, le esperienze di successo sono cospicue e le tecnologie esistono.

Sergio Terzi
Politecnico di Milano
Dipartimento di Ingegneria Gestionale
Department of Management, Economics and Industrial Engineering

— Sergio Terzi

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