Periodico bimestrale
Anno XIX, numero 89
nov./dicembre
ISSN 1128-3874

Industria 4.0: la necessità di formarsi (e di formare)

N. 77 – nov./dicembre 2016

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Sergio Terzi
Sergio Terzi

M i è già capitato di parlare di Industria 4.0 su queste pagine ad inizio di quest’anno. Ora – dopo un po’ di mesi di attesa – finalmente se ne inizia a parlare anche fuori dai circuiti degli esperti (quali sono i lettori di questa rivista). Complice il Piano Nazionale Industria 4.0 annunciato dal Governo (con i suoi 13 miliardi di attesi investimenti), finalmente in Italia si parla di promozione dell’industria e del suo indotto, in termini operativi e programmatici e non solo en passant. Cosa accadrà al Piano Nazionale – se, come e quando uscirà dalla Finanziaria in discussione in queste settimane – non è questione al momento a noi nota. Ci sono però note le linee guida, il testo iniziale proposto dall’Esecutivo e i relativi allegati tecnici, che – ancora una volta finalmente! – danno spazio, con meccanismi potenzialmente virtuosi di iper/super-ammortamento, ad una reale digitalizzazione dei processi industriali, compresi quelli di ingegneria (nelle bozze inviate alla discussione i software di simulazione compaiono tra i beni ammortizzabili!).
Non sta a me fare il plauso ad un’azione governativa – anche se ammetto che la proposta formulata dal Ministro Calenda mi piace molto – né tantomeno penso sia di particolare interesse per i lettori di A&C un commento completo al Piano. Ipotizziamo però per un attimo che le intenzioni governative siano suffragate dal Parlamento e che si entri nell’operatività del Piano con le nostre imprese. Possiamo dire di essere pronti a cogliere l’opportunità? Onestamente ho qualche dubbio. Ho qualche dubbio circa il fatto che le nostre imprese manifatturiere – con i relativi decisori – capiscano subito come investire al meglio in tecnologie digitali capaci di costruire reali vantaggi competitivi. Ammetto di avere la neanche tanto segreta paura che soldi – sia pubblici che privati, quali sono quelli previsti dal Piano – si perdano in rivoli di poco valore. La mia paura si basa sui fatti: meno di un’azienda su 3 ha cognizione di cosa sia il paradigma di Industria 4.0 (dati del nostro Osservatorio Smart Manufacturing, su 305 imprese intervistate ad inizio 2016). C’è un evidente problema di awareness (consapevolezza e conoscenza) tra le nostre imprese. Lo dico e lo penso da tempo: in Italia manca una adeguata cultura tecnico-manageriale. Non mancano gli esperti, ma purtroppo tali esperti non sono sempre nelle posizioni che contano, nelle Istituzioni, ma anche nelle nostre imprese.
Nel caso specifico dei lettori di A&C – che fin dall’editoriale di gennaio ho indicato come esperti di Industria 4.0 per definizione tautologica – ritengo che sia opportuno segnalare come il Paese abbia la drastica necessità di investire in risorse modellistiche e simulative, per progettare meglio, sperimentare soluzioni più innovative, attraverso cui ottenere solidi vantaggi comparati rispetto ai player dell’ingegneria internazionale. Non ho dubbi che i nostri lettori siano esperti della propria disciplina, ma purtroppo so che i decisori aziendali (imprenditori, manager, ecc.) non lo sono affatto. La vera occasione che Piano Nazionale Industria 4.0 – nelle forme in cui sarà approvato – potrà darci è questa: creare maggiore consapevolezza del nostro ruolo di tecnici avanzati, sia tra noi che tra i decisori aziendali. Sta a noi sfruttare l’occasione al massimo, non tanto formandoci ulteriormente – cosa che comunque non guasta mai – ma formando altri a comprendere il nostro ruolo e il valore delle nostre competenze.

Prof. Ass. Sergio Terzi, PhD

Dipartimento di Ingegneria Gestionale
Department of Management, Economics and Industrial Engineering
Politecnico di Milano


 

— Sergio Terzi

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