Periodico bimestrale
Anno XXII, numero 106
Settembre/Ott.
ISSN 1128-3874

Modellistica numerica e rischio idrogeologico

N. 73 – marzo-aprile 2016

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Matteo Nicolini
Matteo Nicolini

La naturale e necessaria convivenza tra l’uomo e l’acqua e, in particolare, con gli eventi naturali legati all’azione delle acque (inondazioni, divagazioni degli alvei, erosioni, colate detritiche) ha da sempre caratterizzato uno stretto rapporto, ora di utilizzazione, ora di difesa, con un elemento al tempo stesso prezioso e potenzialmente pericoloso. L’aspetto disastroso, se non tragico, che sta però caratterizzando tali eventi in questi ultimi decenni, oltre ai cambiamenti climatici in atto, è per lo più attribuibile a cause di natura antropica: l’abbandono dei territori montani e collinari, le espansioni urbanistiche con l’occupazione di aree pianeggianti sempre più vaste in competizione con i corsi d’acqua e il conseguente moltiplicarsi di interventi incisivi in grado di alterare fortemente la dinamica dei processi naturali, stanno progressivamente inasprendo la risposta idrologica e il comportamento idraulico dei bacini e delle relative reti idrografiche e di drenaggio.
La soluzione a questa tendenza era stata identificata in una pianificazione territoriale accorta, in grado di rispettare i vincoli imposti dai caratteri geomorfologici e di pericolosità idraulica del territorio, integrata con quegli interventi definiti ‘strutturali’ (o attivi nella mitigazione del rischio), ovvero le opere idrauliche vere e proprie. È questo, sostanzialmente, l’obiettivo dei vari Piani di Bacino, Piani stralcio per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) e piani straordinari, che in modo più o meno specifico identificano le aree soggette a rischio idrogeologico, e che conseguentemente le vincolano in funzione del grado crescente di pericolosità e di rischio. La prassi degli interventi in emergenza, che finora è stata purtroppo imperante rispetto alle politiche della corretta pianificazione, della prevenzione e della gestione del rischio (ora inquadrata anche con il recente recepimento da parte del D.Lgs. 49/2010 della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE), ha imposto alla società civile costi economici assolutamente spropositati, per non dire insostenibili, che peraltro non sono serviti a rimuovere alla radice la causa dei problemi, ma spesso solo al (parziale) risarcimento dei danni. In un’ottica di pianificazione e intervento, è inoltre fondamentale riuscire a cogliere la scala a cui avvengono i processi: molto spesso, infatti, alcuni interventi localizzati hanno finito con il trasferire il problema altrove. Attualmente, nella costruzione di nuove opere idrauliche, si cerca di utilizzare un approccio in grado di contemplarne le conseguenze a scala di bacino e l’interferenza che queste avranno con il deflusso delle piene e con le vicende evolutive dei corsi d’acqua. È quindi comprensibile il crescente ruolo che la modellistica numerica di tipo idrologico e idraulico abbia rivestito in questi ultimi anni, con l’obiettivo di indagare, da un lato, i fenomeni naturali e la loro evoluzione anche su piccole scale spazio-temporali e, dall’altro, il comportamento delle opere idrauliche e la loro interazione con i corsi d’acqua. La modellistica ha quindi posto le basi per un supporto più affidabile e meno vincolato a ipotesi oltremodo semplificative, che hanno caratterizzato le tradizionali metodologie di progettazione dei sistemi di difesa.
È con questo spirito che è stato organizzato il Convegno di Grado «La simulazione numerica come strumento di prevenzione del rischio idrogeologico», con l’auspicio di coinvolgere e promuovere l’incontro tra esperti del settore, tecnici e amministratori al fine di fornire una panoramica generale sullo ‘stato dell’arte’ di una serie di discipline (analisi numerica, meteorologia, climatologia, fisica dell’atmosfera, ingegneria idraulica e geotecnica) che trovano nella prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico un’utile opportunità di fattiva collaborazione.

— Matteo Nicolini

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