Periodico bimestrale
Anno XX, numero 91
marzo-aprile
ISSN 1128-3874

Il futuro dell’industria è già qui. Siamo noi.

N. 72 – gennaio-febbraio 2016

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Sergio Terzi
Sergio Terzi

In questo periodo si stanno diffondendo a macchia d’olio termini dal suono particolare: Industrie 4.0, Smart Manufacturing, Factory of the Future, Industrial Internet e altre simili declinazioni. Conferenze, workshop e seminari si susseguono, con titoli più o meno fotocopia, in cui fanno capolino i termini di cui sopra, talvolta anche con evidenti forzature. Giornali quotati e trasmissioni radiofoniche popolari prospettano l’avvento di una nuova rivoluzione industriale, per qualcuno alla sua terza edizione, per altri già alla quarta. Anche le istituzioni, sia a livelli centrali che regionali si stanno interrogando su tali termini.

Ma di cosa stiamo parlando? E perché dovrebbe interessare ai lettori di una rivista dal forte taglio ingegneristico come è quella su cui mi trovo a scrivere? Provo a rispondere in ordine.

Si tratta innanzitutto di iniziative politico-lobbistiche, promosse a seguito della crisi economica in paesi industrialmente avanzati, Germania in primis (Industrie 4.0 è un’iniziativa del governo federale tedesco del 2011-2012, www.plattform-i40.de), e Stati Uniti in parallelo (Smart Manufacturing è un’iniziativa lobbistica di aziende e università americane, nata nel 2011 a latere della strategia di re-shoring promossa dalla presidenza Obama, www.smartmanufacturing.com). Altri paesi – tra cui anche l’Italia – hanno seguito e stanno seguendo questi esempi, con modi e operatività diverse. Il focus politico di queste iniziative è sempre lo stesso: l’importanza del manufacturing per lo sviluppo e il progresso umano. Il cuore operativo è parimenti comune: le moderne tecnologie informatiche (dal software, all’automazione) sono oggi da un lato in grado di dare un’enorme spinta alla produttività umana, dall’altro possono anche trasformare i tradizionali modelli aziendali di memoria tayloristica in archetipi più customer-driven (ultra-personalizzazione dei prodotti, monitoring a distanza, servitizzazione, ecc.). Tra le diverse iniziative ci sono alcune differenze, sia nei modelli di governance (pubblici vs privati), sia nei contenuti (una maggiore considerazione delle tecnologie di internet-of-things, piuttosto che delle nuove frontiere dell’additive manufacturing e del 3D printing).

Perché queste iniziative politico-propagandistiche hanno un rilievo per chi ci legge? Personalmente, sono convinto che il lettore medio di Analisi e Calcolo sia già da tempo al corrente delle numerose tecnologie informatiche, elettroniche, meccatroniche, ecc. che oggi sono a disposizione delle imprese industriali. Sono soluzioni quasi standard, per un progettista appassionato del suo lavoro. Come è quasi standard il lavoro che ogni giorno egli (o - sempre più - ella) svolge, cercando di risolvere problemi complessi con la propria conoscenza e con gli strumenti che il genio umano fornisce. Ma proprio qui sta la questione: per il resto del mondo (dai colleghi, al datore di lavoro, da chi fa le leggi e le norme, a chi le dovrebbe far applicare) questo lavoro così standard è “quasi magia”. Una magia verso cui si prova ammirazione, ma anche di cui talvolta qualcuno ha paura, altri diffidenza, altri ancora supponenza. Per i buonisti, si è una sorta di geek, che però non fa i soldi del signore di Facebook. Per i disfattisti, si è una specie di paranoico dei calcoli, il cui valore è tutto da dimostrare. Ecco, ora che tutti i giornali ne parlano, ora che tutti vogliono conoscere il futuro dell’industria, avete la possibilità di riprendervi il ruolo che vi spetta! Professionisti dell’ingegno umano, armati delle tecnologie che la nostra specie è in grado di produrre, per creare prodotti e soluzioni migliori, più sostenibili, più puliti, più sicuri, più affidabili, più intelligenti, più smart, quando leggerete il prossimo titolo sull’industria del futuro (che sia 4.0, Smart o altro), sappiate che voi ne siete già parte, da tempo. Adesso avete un modo per dirlo a tutti!

 

Sergio Terzi,

Professore di Product Lifecycle Management, Politecnico di Milano, Manufacturing Group. Responsabile della ricerca dell’Osservatorio Smart Manufacturing e dell’Osservatorio sulla Gestione dei Processi di Progettazione Collaborativi della School of Management del Politecnico di Milano.

sergio.terzi@polimi.it

 

— Sergio Terzi

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