Periodico bimestrale
Anno XXII, numero 108
genn/febb
ISSN 1128-3874

L’Unione Europea promuove l’Open Access

N. 67 – marzo-aprile 2015

«L’accesso aperto ai dati richiede che questi siano depositati in archivi elettronici che ne consentano l’accesso, la riproduzione, il riutilizzo e la diffusione senza costi per gli utilizzatori».

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Fabio Benedetti
Fabio Benedetti

Sono da poco partiti i primi progetti finanziati dal programma Horizon 2020, con il quale l’Unione Europea investirà circa 80 miliardi di euro, tra il 2014 e il 2020, per sostenere ricerca e innovazione. Così come per i precedenti programmi quadro, è facile prevedere che Horizon 2020 influirà non solo sul progresso scientifico e tecnologico ma anche sul modo di fare ricerca.
A quest’ultimo aspetto è legata una delle novità introdotte da Horizon 2020. Con questo programma, l’Europa stabilisce che le pubblicazioni scientifiche e i dati che derivano dalle ricerche finanziate con fondi pubblici europei dovranno essere disponibili “Open Access”, cioè essere liberamente accessibili in rete senza costi per l’utilizzatore. L’Unione Europea si allinea quindi ad altri enti e agenzie che finanziano la ricerca quali, ad esempio, il National Institute of Health negli USA,  le tre principali agenzie canadesi o Telethon in Italia.
Sostenendo l’accesso aperto, l’Unione Europea riconosce che devono essere superati gli ostacoli di natura giuridica, economica e tecnologica che si frappongono alla piena condivisione dei risultati della ricerca, uno dei fondamenti del progresso scientifico. Si affianca così alle istituzioni scientifiche, ai ricercatori e a quegli editori che, sin dalla nascita di Internet, sono impegnati a promuovere la libera circolazione dei risultati della ricerca in formato elettronico.
Per quanto riguarda le pubblicazioni, due sono le vie principali all’accesso aperto. La “Green Road” prevede l’auto archiviazione della pubblicazione, da parte dell’autore, in un deposito elettronico liberamente accessibile, dopo un periodo di embargo generalmente richiesto dall’editore. La “Gold Road”, viceversa, consiste nell’immediata pubblicazione ad accesso aperto, da parte di editori che adottano questo modello. L’accesso aperto ai dati richiede che questi siano depositati in archivi elettronici che ne consentano l’accesso, la riproduzione, il riutilizzo e la diffusione senza costi per gli utilizzatori.  
In Italia, l’accesso aperto ha avuto impulso dalla dichiarazione di Messina con la quale numerose Università si sono impegnate a promuoverne gli ideali e sostenerne le pratiche. A dieci anni dalla dichiarazione, festeggiati lo scorso 4 novembre, sono una trentina le istituzioni che hanno adottato una posizione sull’accesso aperto e costituito degli archivi istituzionali. Sotto il profilo normativo, la legge 112 del 2013 stabilisce che i risultati delle ricerche finanziate per almeno il 50% con fondi pubblici debbano essere pubblicati ad accesso aperto, fissando, peraltro, un periodo di embargo variabile tra i diciotto e ventiquattro mesi, considerevolmente più lungo dei sei mesi richiesti dalla UE.  
La comunità più sensibile al tema della scienza aperta non può quindi che guardare con favore al modello proposto dall’Unione Europea.


(Fabio Benedetti)


Fabio Benedetti è Professore di Chimica Organica all’Università di Trieste, Coordinatore della Commissione di Ateneo per l’Accesso Aperto e socio fondatore dell’Associazione Italiana per la Promozione della Scienza Aperta (AISA).

— Fabio Benedetti

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